Nella maggior parte dei casi di appropriazione indebita di beni da parte di dipendenti, l’ostacolo non risiede nella qualificazione giuridica del reato, bensì nella contabilità. I criteri per l’apertura del procedimento sono stabiliti espressamente dalla legge e accessibili a tutti: a partire dal maggio 2026, la soglia minima per l’apertura del procedimento per appropriazione indebita di beni da parte di dipendenti sarà ridotta da 60.000 a 30.000 RMB, mentre la soglia per la fattispecie di «importo particolarmente elevato» passerà da 1.000.000 a 200.000 RMB. Tuttavia, nella pratica operativa, gli uffici della polizia economica continuano generalmente ad applicare come riferimento la soglia di circa 60.000 RMB. La fascia compresa tra 30.000 e 60.000 RMB rappresenta il punto più delicato: sebbene dal punto di vista giuridico il requisito sia soddisfatto, nella prassi è frequente che venga suggerito al denunciante di ritirare la denuncia; la possibilità di procedere dipende quasi esclusivamente dalla precisione con cui viene quantificato l’importo e dalla corrispondenza tra i dati contabili e i documenti probatori.
Un ostacolo ancor più concreto rispetto all’importo è la disponibilità dei documenti. Le imprese che ci incaricano di effettuare una revisione contabile dispongono generalmente solo di una piccola parte della documentazione necessaria: alcuni contratti conservati internamente, alcune schermate di bonifici, e talvolta persino un semplice screenshot di un bilancio inviato casualmente su WeChat. Tuttavia, uno studio di revisione contabile non può accedere legalmente ai conti bancari dell’impresa — non perché non voglia farlo, ma perché non ne ha il potere legale: in assenza di un fondamento giuridico valido, la banca non fornirà neppure un estratto conto. Di conseguenza, nella prassi si ricorre spesso a una strategia consolidata: avviare preliminarmente un’azione per violazione del diritto d’informazione dei soci. Il socio stesso richiede l’accesso alla contabilità, ma l’impresa di norma rifiuta; tuttavia, se il ricorso è proposto da un socio identificabile e formalmente corretto, il tribunale ordina abitualmente all’impresa di mettere a disposizione i libri contabili. Una volta ottenuta tale sentenza, si dispone del fondamento legale per accedere ai libri contabili, rendendo possibile lo svolgimento di un’audit forense specializzata. È per questo motivo che, in molti casi di occupazione illecita di beni aziendali da parte di un dipendente, il primo passo non è la denuncia alle autorità, bensì l’avvio di un procedimento giudiziario: la denuncia richiede infatti sia un importo specifico sia prove documentali, entrambe reperibili esclusivamente dai libri contabili.